Poche sono le notizie e i riferimenti cronologici certi sulla vita e la produzione artistica di Correggio.

1489
Antonio Allegri nasce a Correggio, dal piccolo mercante Pellegrino Allegri e da Bernardina Ormani. Suo zio paterno, Lorenzo, e suo cugino Quirino, erano anch’essi pittori.
Contrariamente a quanto asserito da Vasari, la famiglia dell’artista doveva essere abbastanza agiata se si considera il coinvolgimento di suo padre nella compravendita di diversi terreni e la testimonianza del governatore di Parma Alessandro Caccia il quale, in una lettera indirizzata a Federico Gonzaga dopo la morte del pittore, afferma essere rimasta in mano agli eredi buona disponibilità di denaro.
1512
Già nel 1512 sono testimoniati i primi rapporti di Correggio con Mantova. Il 26 novembre di quest’anno, Francesco, figlio del pittore Andrea Mantegna, paga al Correggio 10 scudi come parte del compenso per le pitture eseguite nella cappella funebre di suo padre nella chiesa di S. Andrea a Mantova. È importante ricordare che il monastero attiguo alla chiesa di S. Andrea apparteneva all’ordine benedettino, un ordine che riveste un’importanza fondamentale nella carriera artistica del Correggio.
1514
1515

Il 30 agosto 1514 i fabbriceri del convento benedettino di S. Francesco a Correggio commissionano ad Antonio Allegri un’ancona, la Madonna col Bambino e i Santi Antonio, Francesco, Caterina e Giovanni Battista; l’ultimo pagamento per quest’opera viene corrisposto nel 1515.
Nello stesso anno, in data 8 settembre, Allegri si impegna a dipingere entro l’8 aprile successivo le portelle e il poggiolo dell’organo della chiesa benedettina di San Benedetto Po in Polirone. I documenti relativi a queste due opere distanti otto giorni l’uno dall’altro, oltre agli impegni presi con il figlio di Mantegna, Francesco, indicano che già nel 1514 Correggio era un giovane artista affermato.
Verso la fine del secondo decennio del Cinquecento dovrebbe svolgersi, come fu argomentato per primo dal Longhi, il viaggio del Correggio a Roma, non documentato dalle fonti e negato in primis dal Vasari, ma ormai quasi unanimemente accettato dalla critica in base a motivi stilistici. Da Parma artisti come Michelangelo Anselmi e Parmigianino si recano in questi anni a Roma. Anche il rapporto costante che Correggio mantiene con la corte di Mantova lascia presumere un soggiorno dell’artista nella capitale pontificia, alla cui arte i Gonzaga guardarono sempre con estremo interesse.

1519
L’incontro di Correggio col mondo classico e con l’opera di Raffaello e di Michelangelo si riflette immediatamente negli affreschi eseguiti per la Camera della badessa Giovanna da Piacenza nel Convento benedettino di S. Paolo a Parma, iniziati nel 1519. A queste suggestioni si uniscono i rimandi a Mantegna, presso il quale si ritiene che Correggio abbia svolto il suo alunnato artistico, e a Leonardo. Questa committenza è significativa sia perché il convento di S. Paolo era benedettino sia perché il cognato della badessa di S. Paolo era Scipione Montino della Rosa (nipote di Bernardino, prima di lui committente di diverse opere a Parma), personaggio molto in vista nella città di Parma ma anche molto legato alla
città di Correggio e alla sua famiglia regnante. Egli fu presumibilmente il tramite per incaricare Correggio della decorazione della Camera di S. Paolo, opera che segna il trasferimento del pittore a Parma.
Lo stesso personaggio è menzionato inoltre nei registri del monastero benedettino di S. Giovanni Evangelista, con cui l’artista prende contatto l’anno seguente.
Ma il pittore continua a lavorare anche per la sua città natale, dove il giurista Francesco Munari gli affida l’esecuzione della pala con il Riposo durante la fuga in Egitto, per la cappella della Concezione nella chiesa di S. Francesco a Correggio.

1520
1522

Al 16 agosto 1520 si data il primo pagamento ad Antonio Allegri da parte dei monaci di S. Giovanni Evangelista per la decorazione ad affresco della cupola. Questa commissione fruttò all’artista e alla sua famiglia (il 26 luglio 1521 il Correggio aveva sposato Girolama Merlini) un’importante onorificenza da parte della Congregazione Cassinese di S. Giustina, ovvero un decreto di fratellanza per la devozione dimostrata verso la Congregazione e l’impegno profuso
in S. Giovanni Evangelista.
Al 1522 si datano le commissioni per l’Adorazione dei pastori (detta La Notte) su incarico di Alberto Patronero, per le due tele della cappella del Bono in S. Giovanni Evangelista a Parma con il Martirio dei quattro santi e il Compianto e l’incarico per la decorazione del Duomo di Parma che lo impegnerà fino al 1530.
Ancora nel 1522 Isabella d’Este paga Correggio per eseguire lavori nel suo appartamento in Corte Vecchia a Mantova.
1524
1526
Intorno al 1524-1526 si collocano le pale d’altare con la Madonna di S. Sebastiano e la Madonna del latte. Agli anni immediatamente successivi (1526-1528) dovrebbe risalire l’incarico di eseguire, per la cappella della famiglia Bergonzi in S. Antonio Abate a Parma, la Madonna di S. Girolamo (detta Il Giorno).
Agli anni venti risale anche la realizzazione delle due tavolette oggi alla National Gallery di Londra, l’Ecce homo, appartenuto alla famiglia Prati, e la Madonna della cesta, in seguito proprietà del cavalier Francesco Baiardi.
In questo periodo Correggio riceve importanti commissioni dalle città di Reggio Emilia, per la quale esegue l’Adorazione dei pastori e l’Orazione nell’orto, e di Modena, cui erano destinate la Madonna di s. Sebastiano e il Matrimonio mistico di S. Caterina oggi al Louvre. Per
il conte Nicola Maffei di Mantova realizza la Venere e Cupido addormentati e spiati da un satiro e per gli Ercolani di Bologna, famiglia che può vantare il possesso nella propria collezione della Visione di Ezechiele di Raffaello, il Noli me tangere.
In una lettera indirizzata ad Isabelle d’Este, la principessa di Correggio Veronica Gambara menziona una Maddalena penitente da poco terminata dal Correggio e il tono della lettera è importante perché Veronica definisce il pittore “il nostro Antonio Allegri”, autorizzandoci così a supporre che l’artista avesse un rapporto consolidato con la corte.
1530
Il 1530, anno in cui vengono terminati gli affreschi del Duomo, la Madonna della scodella e la Madonna di S. Giorgio, costituisce uno
snodo fondamentale nella carriera di Correggio. Il pittore lascia infatti Parma ed esegue per Isabella d’Este le due tele dell’Allegoria della Virtù e dell’Allegoria del Vizio, mentre riceve la commissione, da parte di Federigo Gonzaga, per i celebri Amori di Giove: Giove ed Io, Ganimede la Danae e la Leda.

Il 5 marzo 1534 il pittore muore e riceve sepoltura nella tomba di famiglia in S. Francesco a Correggio.

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