Correggio e la Galleria Borghese Sale Danae
 
 
 
 
 

 

Correggio e Tiziano

Correggio, Danae
1531-1531 Olio su tela – 161 x 193
Roma, Galleria Borghese

Tiziano, Danae
1544-1546 Olio su tela – 326 x 270
Napoli, Gallerie Nazionali di
Capodimonte

Tiziano dipinse numerose versioni della Danae. In questa di Napoli, dipinta tra Venezia e Roma per Alessandro Farnese, l’artista raffigura una fanciulla consapevolmente disposta ad accettare, su un letto disfatto, la pioggia dorata e fecondante in cui Giove ha preso forma.
L’uso di contorni netti e il modellato fortemente chiaroscurato, ispirato alla statuaria antica, conferiscono alla composizione una accentuata connotazione plastica.
Emerge, inoltre, una forte carica erotica mascherata dall’allegoria mitologica, ben più esplicita rispetto all’ineffabile sensualità della Danae di Correggio.



Correggio, Danae
1531-1531 Olio su tela – 161 x 193
Roma, Galleria Borghese

Tiziano, Danae
1560-1565 Olio su tela – 134x152
Vienna, Kunsthistorisches Museum, Gemäldegalerie

In questa versione più tarda del medesimo soggetto, Tiziano introduce nella rappresentazione della nuvola la testa di Giove. Contrariamente alla tradizione letteraria, la fanciulla non viene avvolta da una leggera pioggia dorata ma da alcune monete, la valuta dei mortali.
La sua bellezza e il suo fascino, accentuate dalla completa nudità, contrastano con le fattezze della vecchia ancella-mezzana.
Una dimensione totalmente diversa, quella creata da Tiziano in questo straordinario dipinto, rispetto dall’atmosfera di poetica sensualità e di sottile erotismo della Danae concepita da Correggio.


Correggio e Bronzino

Correggio, Danae
1531-1531 Olio su tela – 161 x 193
Roma, Galleria Borghese

Bronzino, Allegoria del trionfo di Venere
1540-1544 Olio su tavola – 146 x 116
Londra, National Gallery


Il Trionfo di Venere fu realizzato come dono da inviare a Cosimo I de’ Medici da parte del Re Francesco I di Francia per un preciso progetto politico, ossia l’alleanza strategica con la Francia per evitare l’annessione all’Impero di Carlo V.
Capolavoro del Manierismo, è un dipinto complesso dal quale emerge uno stile sensuale, anche se per alcuni versi freddo e idealizzato, differente dalla Danae del Correggio che fa traspirare un’atmosfera più calda ed avvolgente.
Raffigura l’allegoria dell’amore sensuale e sessuale: in primo piano Venere (con il pomo) che bacia il figlio Eros e sul retro putti che simboleggiano l’amore carnale, oltre a figure metaforiche dell’Inganno, della Disperazione e della Follia.