Correggio e la Galleria Borghese Sale Sale
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Gli Amori di Giove

Gli Amori di Giove, uno dei vertici della pittura profana del Rinascimento, sono tra le opere più celebrate di Correggio. La serie, composta fin dall’origine da quattro dipinti abbinati per formato, la Danae e la Leda, Giove ed Io e Il ratto di Ganimede, è ricordata per la prima volta nel 1534 in una lettera di Federigo Gonzaga, in cui si accenna ai cartoni “nelli quali sono designati li amori di Jove”, specificando che “maestro Antonio da Coreza Pictore me lavorava in molte cose”.

L’affermazione di Vasari, a proposito di una Leda e una Venere (la Danae) che il duca di Mantova avrebbe voluto donare all’imperatore Carlo V, ha reso verosimile l’ipotesi che l’intero ciclo, di qualità eccelsa, fosse stato commissionato come dono al neoeletto imperatore. Numerose e complesse vicende, non ancora completamente chiarite, portarono le quattro tele fuori dall’Italia: dapprima in Spagna e poi a Praga presso l’imperatore Rodolfo II.

La storia della Leda e quella della Danae ebbero un seguito più avventuroso: trasportate come bottino di guerra a Stoccolma e condotte a Roma da Cristina di Svezia, furono vendute nel 1721 al duca di Orléans, reggente di Francia, il cui figlio, assalito da intenti moralistici, tagliò a pezzi la tela della Leda, distruggendone la testa. Questo danno rende tuttora impossibile lo spostamento del dipinto (oggi a Berlino, Gemäldegalerie).

La copia qui presentata fu eseguita da Eugenio Cajés nel 1604, quando l’originale di Correggio si trovava ancora presso la corte di Spagna: opera di eccezionale importanza, essa ci restituisce, assai più fedelmente del dipinto mutilato, l’aspetto e la disposizione originali del volto di Leda, punto culminante della sensualità espressa dall’intera scena.

Mai, come negli Amori di Giove di Correggio, le divinità della mitologia classica ci appaiono così vicine, segretamente osservate nei loro momenti più intimi, colte mentre si abbandonano al piacere (Io) o mentre si scherniscono leziose dalle avances di Giove mutato in cigno (Leda), fiduciosamente consenzienti al rapimento dell’amore (Ganimede) o, ancora, come nel caso della Danae, mentre sorridono soavemente tra sé e sé nell’accogliere il dio tramutato in pioggia d’oro.

A fronte delle pitture vengono proposte in questa sala alcune opere antiche, modelli preziosi per cogliere l’inconfutabile suggestione esercitata sull’artista dal mondo classico nella scelta di una postura o di un gesto, rapidamente tradotti in pittura nella naturale fugacità di uno stato d’animo, nell’innocenza di un rituale intimo e sacro.


Opere antiche di raffronto