Correggio e la Galleria Borghese Sale Sale
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Correggio e gli Affetti

Affetti è il termine antico, secentesco, per indicare ciò che oggi chiameremmo psicologia ed è la qualità più riconoscibile di Correggio, trasversale alla sua pittura.

Di lui, in aggiunta alla morbida carnalità degli Amori di Giove e ai chiaroscuri intriganti delle due Veneri, ci cattura l’abilità di esprimere i moti e gli sguardi che circolano tra i personaggi delle composizioni e che li legano in elegie sentimentali di grande impatto emotivo.

Già in opere giovanili come la Natività di Brera o la Madonna col Bambino e San Giovannino del Castello Sforzesco di Milano si intuisce questo talento. Sul proscenio di paesaggi azzurrini, dove il colore perde di saturazione e si ha un’impressione di lontananza e di vaghezza, Madonne dolci avviluppano il figlio in gesti protettivi, col capo reclinato e gli occhi partecipi. In questi volti si ravvisa una matrice fortemente leonardesca. Nell’ipotesi in cui Leonardo abbia eseguito la testa di fanciulla detta la Scapigliata, oggi nella Galleria Nazionale di Parma, durante una sosta in uno dei suoi ultimi viaggi verso Milano, Correggio deve averla vista.

Le sue Vergini hanno lo stesso volto reclinato e ambiguamente sorridente, con le palpebre abbassate, di quel misterioso e bellissimo frammento. In dipinti come la Madonna Campori di Modena, dove i gesti aggraziati alludono piuttosto alla lezione di Raffaello, la circolazione affettiva è tangibilissima: il gioco delle mani racconta di un bambino che tenta di arrampicarsi sul petto della mamma, che si aggrappa alle sue dita per dare forza al suo slancio e che tende uno dei piccoli talloni verso l’esterno, quasi a puntellarsi sulla gamba.

Il piccolo tallone tornerà nel Bambino della Zingarella di Napoli e nel fanciullo alato della Danae di Roma, a sancire quanto il piede sia un elemento cruciale nella sensibilità di Correggio.

Il Matrimonio mistico di Santa Caterina, anch’esso conservato a Napoli, è un apice dell’abilità di Correggio di trattare lo scambio affettivo e la trama psicologica. Qui un bimbo deve compiere il gesto di infilare l’anello mistico al dito della santa, per celebrare un rito di alto valore spirituale. Quello che appare un atto semplice per un adulto è in realtà molto difficile per un bambino dalle dita così piccole e tutto questo si legge, ed è chiarissimo, nello sguardo interrogativo e divertito che rivolge alla mamma.
Qui si apprezzano anche una fusione atmosferica e una leggerezza di pennello che dichiarano quanto Correggio, come pochissimi altri artisti del Cinquecento, avesse compreso e impiegato la tecnica dello sfumato nel suo duplice valore formale ed emozionale.

In episodi della storia sacra più drammatici e cupi, come il Martirio dei quattro santi e il Compianto sul Cristo morto, concepiti da Correggio à pendant per la cappella Del Bono in San Giovanni Evangelista a Parma, la capacità di indagare con sottigliezza i moti dell’animo si concretizza nell’espressione del dolore e della tristezza, sentimenti che egli varia da una figura a un’altra restituendo a ogni personaggio la propria individualità.

I protagonisti qui interagiscono tra loro attraverso un articolato gioco di gesti e di sguardi, che invitano lo spettatore devoto ad una più intensa partecipazione emotiva.


Opere antiche di raffronto

Altre opere di Correggio